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AUT - Frosinone
AREA WEB DEFASCISTIZZATA . CON LE IDEE DI PEPPINO IMPASTATO
La pantera torna a graffiare - da Rete Antifascista Antirazzista del basso Lazio

Venerdì 19 marzo presso il caffè letterario Satyricon di Frosinone, abbiamo avuto il piacere di presentare  il libro di Nando Simeone “gli studenti della Pantera”,  Come annunciato all’evento ha partecipato l’autore,  Nando Simeone il quale, dopo la proiezione del  documentario “La pantera siamo noi” ha illustrato  il suo saggio.  Il dibattito che ne è scaturito,  condotto dalla redattrice di AUT Fausta Dumano e  che ha visto una buona partecipazione di pubblico, è stato estremamente interessante e inevitabilmente si è esteso ad altre argomentazioni portando in qualche caso le questioni al di fuori del tema specifico. Ma va bene così,  secondo noi  ogni occasione  utile per condividere determinate idee, per concertare percorsi comuni finalizzati alla costruzione di una società più giusta veramente anticapitalista è assolutamente  preziosa e da valorizzare. Tornando al libro, nel corso della serata Nando ha efficacemente illustrato la assoluta specificità e particolarità di quel movimento studentesco nato negli anni 90’ contro il progetto del ministro socialista?!? Ruberti, atto a  introdurre l’autonomia gestionale negli atenei. Autonomia che doveva  passare attraverso l’ingresso dei privati all’interno dei consigli di amministrazione universitari . Un programma che , inoltre,  prevedeva  il finanziamento della ricerca da parte di aziende private, privilegiando di fatto le facoltà scientifiche. E da ultimo, ma non ultimo, l’introduzione delle lauree brevi che avrebbero prodotto  una dequalificazione  della formazione accademica . Come si capisce  , eravamo nel 1990, il programma delle università trasformate in fondazioni e il pesante attacco al carattere pubblico dell’istruzione oggi in atto, ha avuto un sostanziale prologo vent’ anni prima ed il merito di una ritardata applicazione di tale malsano progetto  è stato proprio del movimento studentesco la pantera. Tornando alla specificità del  movimento illustrata da Nando Simeone, questa passa attraverso  altri molteplici elementi. Ad esempio a differenza delle proteste studentesche del 1968 e del 1977, l’azione degli studenti della Pantera  è avvenuta in un periodo in cui i riferimenti politici che operavano sullo sfondo erano completamente in disfacimento e in un ambiente che iniziava un processo irreversibile di anestetizzazione sociale .  Nel 1968 la rivolta  si inseriva all’interno di sommovimenti che coinvolgevano tutta Europa, nel 1977 la protesta comprendeva  ampi strati sociali, in particolare affianco degli studenti si mobilitavano gli operai, il tutto con allo sfondo un partito come il PCI  che pur non essendosi  mai speso troppo per i movimenti, comunque costituiva un modello di organizzazione forte  a cui si poteva far riferimento. Nel 1990 al contrario, la pantera agiva in un contesto in cui il PCI era in disgregazione deflagrando nei mille pezzi che andavano a costituire la variegata e composita galassia della sinistra cosiddetta radicale ed ecologista. E comunque tale transizione evolveva verso un modello non già di rifiuto del capitalismo ma di un suo governo e controllo.  Corrente in cui la riforma Ruberti si inseriva alla perfezione, lasciando i panterini privi anche di quella sponda anticapitalista a che avrebbe dovuto costituire il fondamento ideologico  se non proprio dei partiti  socialisti, quantomeno  di quelli comunisti. Dunque ci troviamo di fronte ad un movimento nato contro tutti e contro tutto, un movimento mosso solo ed esclusivamente dal riscatto sociale cui l’istruzione pubblica e fruibile da tutti era elemento determinante . Potremmo considerarlo un  progenitore dei movimenti no global che seguiranno  anni dopo. Nando lo definisce l’ultimo esempio di “COMUNE” DEL 900’.  La consapevolezza di dover costruire una lotta priva di sponde politiche, ha temprato gli studenti della Pantera, li  ha resi caparbi. Dal dicembre  del 1989 fino a tutto il 1990, le facoltà occupate sono aumentate a ritmo incalzante, da Palermo a Roma, l’occupazione ha coinvolto anche università di provincia solitamente refrattarie a forme di protesta, Cassino è un esempio concreto.  A margine del movimento sono nate nuove forme di espressione musicale, il fenomeno del rap popolare , i 99 posse sono un prodotto di questa nuova forma espressiva . Un altro  elemento di specificità è stata la chiamata alla mobilitazione attraverso i primi strumenti  di trasmissione tecnologica. Dal fax della facoltà di lettera dell’università la sapienza di Roma occupata, partivano  e arrivavano a getto continuo comunicazioni sull’andamento dell’occupazione e sulla condivisione da parte di altri atenei dell’occupazione stessa. Dai panterini viene il primo utilizzo di internet per condividere la lotta con altri gruppi e per solidarizzare addirittura con gli studenti in rivolta di Tien a men. La valorizzazione dell’universo femminile nell’ambito del movimento è stato un altro elemento distintivo rispetto a quanto accaduto nelle organizzazioni sessantottine e del 77’ tutti ricordiamo come la questione femminista abbia contribuito alla disgregazione di Lotta Continua. Nella Pantera le donne avevano le stesse responsabilità organizzative degli uomini.  E infine è da sottolineare come la stessa disgregazione del movimento studentesco della Pantera  costituisca un fattore peculiare di assoluta unicità, tanto da produrre una sorta di rimozione da parte degli stessi protagonisti . Mesi e mesi di occupazione terminati nello scioglimento  senza lasciare memoria di sé proprio per una insufficienza comunicativa e un difetto di condivisione da parte della politica allora  in altre faccende affaccendata. Ma  su questo ci permettiamo di  dissentire. I  solchi lasciati dagli artigli della  Pantera hanno ritardato di quasi un ventennio  il processo di privatizzazione , di disgregazione dell’università e di tutta l’istruzione pubblica in generale.  Come già accennato il dibattito seguito alla presentazione del libro è stato molto interessante, valicando spesso il tema specifico e andando a toccare diversi aspetti, dall’organizzazione dei movimenti di protesta, alla efficacia del pluralismo nella  pratica  rivoluzionaria, fino all’inevitabile discussione sulle prossime elezioni regionali. Quanto accaduto al Satyricon ha messo in luce , sopra ogni cosa, come ancora sia  presente in molte persone la voglia di confrontarsi, di discutere, di progettare. Sono piccole fiammelle di democrazia  e confronto che ogni tanto fuoriescono dalla melassa mediatico-politicista  che asfalta le coscienze. Noi  della Rete Antifascista Antirazzista del basso Lazio, siamo orgogliosi di alimentare queste fiammelle con le nostre iniziative dal presidio antifascista, allo sciopero dei migranti al concerto dei Gang . Certo il processo sarà lungo e probabilmente  non si compirà mai. Ma chissà forse un giorno tante fiammelle riusciranno a bruciare completamente la melassa liberando le coscienze verso la determinazione di una società anticapitalista e realmente antifascista basata sui temi della condivisione e della solidarietà.  NOI CI CREDIAMO.

 

 


by 20.03.2010 ora: 20:21 commenta leggi commenti (0)
Interrogazione parlamentare sull'inceneritore MAIND/Marangoni di Anagni - ReTuVaSa

Supera finalmente i confini regionali della Valle del Sacco, guadagnando risonanza nazionale,l'attenzione per l'attività di incenerimento ad Anagni in provincia di Frosinone che, se autorizzata,rischierebbe di condannare definitivamente la salute degli abitanti in Ciociaria e lo sviluppo economico dell'area, salute e sviluppo già compromessi da decenni di inquinamento pregresso. L'oggetto della preoccupazione è il combustore di proprietà MAIND/Marangoni, già in esercizio dal 2001 per incenerire pneumatici, che l'azienda vorrebbe adeguare a bruciare car-fluff, ossia interni di autovetture rottamate.L'On. Americo Porfidia del gruppo Misto alla Camera e il Senatore Stefano Pedica dell'Italia dei Valori hanno presentato nei rispettivi rami del Parlamento, un'interrogazione per chiedere l'intervento dei Ministri competenti per bloccare l'autorizzazione al progetto e far convertire l'impianto in un sistema di recupero a freddo.La Rete per la Tutela della Valle del Sacco, a nome delle associazioni e dei comitati promotori della campagna di sensibilizzazione contro l'inquinamento da incenerimento di rifiuti, si augura che questa fondamentale azione politica possa informare i Ministri, le Amministrazioni locali e la cittadinanza sui reali rischi che l'incenerimento comporta e indirizzare la decisione verso un approccio cautelativo.

Anagni, 20/03/2010


by 20.03.2010 ora: 17:15 commenta leggi commenti (0)
20 marzo 2010 manfestazioni a Roma - di VAURO


by 20.03.2010 ora: 17:01 commenta leggi commenti (0)
FALCE ED ORPELLO - di Valerio Torre (Lega Internazionale dei Lavoratori – Lit)

Perché Ferrero si candida a presidente della Campania (e si paragona a Maradona)  

Ancora pochi giorni e si voterà per le regionali. Ed ancora una volta, il Prc correrà dappertutto a rimorchio del Pd. Tutto questo alla faccia della declamata “svolta a sinistra” con cui Ferrero – “il più obbediente nel Consiglio dei Ministri” del governo Prodi, come ebbe a dichiarare D’Alema – ed il gruppo dirigente di Rifondazione hanno ingannato e continuano ad ingannare i pochi militanti onesti ancora iscritti ad un partito sull’orlo dell’implosione.
Di fronte ai malumori della base per l’ennesimo accordo col partito di Bersani, i leader del Prc hanno “tuonato” che si sarebbe stretta l’alleanza solo sulla base di accordi programmatici “di alto profilo”. Ma, allora, forse il “comunista” Ferrero è riuscito nell’impresa di strappare a Mercedes Bresso l’impegno a… bloccare la costruzione della Tav, o ad Emma Bonino quello di… difendere l’art. 18 dello Statuto dei Lavoratori, ed anzi di estenderlo anche alle imprese con meno di 15 dipendenti? O forse, grazie al “rigore programmatico” con cui i dirigenti del Prc sono stati caparbiamente seduti fino a notte fonda ai tavoli delle trattative con i liberali del Pd, sono stati strappati risultati tali da far sventolare, all’indomani delle elezioni, la bandiera rossa su tutte le regioni italiane dove le estenuanti trattative hanno portato a termine gli “accordi di alto livello programmatico”?
 

Tutte meno tre: da falce ed orpello a falce e zimbello
Probabilmente, come si usa dire, “ci siamo persi qualcosa”. Oppure no. Appare evidente che nelle coalizioni sorte nella gran parte delle regioni italiane chiamate al voto, i ferreriani vengono utilizzati dal Pd come un orpello con cui guarnire le coalizioni, a beneficio di una militanza sempre più disorientata.
E a riprova della tesi con cui vanno ad ingannare per l’ennesima volta la base, i dirigenti del Prc tentano di sbandierare il fatto che in tre regioni (Lombardia, Marche e Campania) l’accordo non è stato concluso per la non condivisione del programma, sicché in quei tre posti Rifondazione si candida autonomamente. Ma è davvero così?
In realtà, basta prendere un po’ di giornali delle settimane scorse e leggerne le cronache politiche per verificare che in questi tre casi l’accordo non è stato concluso solo perché il Prc è stato scaricato dal Pd in quanto ritenuto completamente ininfluente rispetto all’esito elettorale auspicato o atteso: sicché, se guardassimo alle tre regioni in questione potremmo tranquillamente intitolare questa nota “Falce e zimbello”. Già: perché questa obbligata presentazione autonoma caratterizza il partito di Ferrero come lo zimbello della sinistra italiana.
 

L’eccezione della Campania
In Campania, il Prc non ha raggiunto l’accordo col Pd, in quanto non gradiva la candidatura di Vincenzo De Luca (attuale sindaco di Salerno), definito “un uomo di destra”, ed ha invano chiesto ai bersaniani di indicare un altro candidato. Dunque, la divergenza non era sul programma (del resto, De Luca dice no al nucleare e sì all’acqua pubblica), bensì sul candidato presidente: il programma andava bene (com’è andato bene a quell’altro pezzetto di socialdemocrazia governista che è Sinistra e Libertà, dopo che per settimane Vendola aveva detto no a De Luca), l’uomo no.
Il “piccolo problema” per Ferrero è che De Luca non è più di destra di quanto non lo sia una Mercedes Bresso che ha affossato le lotte dei valsusini imponendo la costruzione della Tav: eppure, con lei il Prc ha stretto l’accordo. O non lo è più di Emma Bonino, sostenitrice del sionismo, liberista dichiarata e nemica dei lavoratori contro cui ha utilizzato il referendum per l’abolizione dell’art. 18, attuale datrice di lavoro dei pluricondannati terroristi fascisti Giusva Fioravanti e Francesca Mambro, impiegati nella sua segreteria politica: eppure, con lei il Prc ha stretto l’accordo.
Cerchiamo, allora, di andare un po’ più in profondità nelle ragioni della presentazione autonoma nella regione Campania. 
 

Commissariamento di fatto del Prc campano
Innanzitutto, una radiografia del Prc campano ci parla di una federazione completamente evaporata, e che pure nell’epoca d’oro del bertinottismo era la colonna portante del partito nazionale, la cui giovane e rampante burocrazia (De Cristofaro, Migliore, Gabriele, Riccio) ha rivestito importanti ruoli, conoscendo gli agi della relativa condizione (le cronache politiche dell’epoca ironizzavano sulle spese folli in abiti nei negozi di lusso della Roma ministeriale). Oggi, l’opportunismo tipico delle caste burocratiche ha portato questi agenti della borghesia in seno al movimento operaio fuori dal Prc, a veleggiare verso altri lidi (il partito di Vendola o lo stesso Pd).
Subita la scelta del Pd di scaricarlo, Rifondazione doveva candidare un proprio uomo alle elezioni. Impresa difficile, visto che siamo in presenza di un partito che non è in grado di esprimere una candidatura appena riconoscibile dall’elettorato. E, dunque, in mancanza di un personale politico minimamente presentabile, la scelta è ricaduta sul segretario nazionale.
Ingenuamente, alcuni militanti onesti hanno lanciato la proposta di candidare un operaio per tentare almeno di dare un significato politico alla presentazione autonoma. Ma non sapevano di avere a che fare con una fantasia senza pari del gruppo dirigente del partito. Che, infatti, ha replicato andando a ripescare un improbabile passato da “operaio” di Paolo Ferrero. Probabilmente, quei dirigenti si riferivano ad una vita precedente del segretario, prima della reincarnazione, dal momento che già dall'adolescenza l’ex ministro del governo imperialista Prodi era avviato alla carriera politica; né le sue mani paiono segnate dai calli della catena di montaggio.
E dunque, la candidatura di Ferrero assomiglia, molto più verosimilmente, al commissariamento “de facto” del Prc campano, sventrato dagli abbandoni di cospicui pezzi di burocrazia, con risultati addirittura involontariamente comici.
Basti pensare alla recentissima uscita di Corrado Gabriele, assessore in carica della giunta Bassolino, potentissimo uomo della federazione regionale di Rifondazione (definito dai più “il cacicco”) e sostenitore della mozione Vendola all’ultimo congresso: circostanza, questa, che avrebbe dovuto portarlo ad una coerente confluenza in Sel. Ma, si sa, la coerenza è sempre più un optional in politica. E dunque, Gabriele, pensando che sarebbe stato molto più proficuo – anche in vista delle imminenti regionali – gestire il simbolo e le risorse del partito, non seguì Vendola nella scissione rimanendo saldamente alla guida del Prc in Campania: nella prospettiva, naturalmente, di un accordo col Pd. Ma, non appena se ne è profilato il fallimento, non ci ha pensato su due volte ad uscire dal partito, candidandosi – ça va sans dire – nelle liste del Pd. O basti pensare all’indefinibile vicenda di Massimo Cariello, già assessore provinciale di Salerno e sodale politico del già citato Corrado Gabriele, che, in disaccordo con la linea del partito di non fare l’accordo con il Pd, dichiara che sosterrà De Luca alle regionali e si “autosospende” dal Prc. E cosa fa Rifondazione? Mentre il segretario provinciale tuona: “Cariello è fuori dal partito!”, gli  concede tranquillamente l’uso del simbolo con il quale il Nostro si candida a sindaco della città di Eboli insieme all’Udc (che, in Campania, appoggia la coalizione di Berlusconi!) e ad altre liste di destra.
 

Deluchismo, malattia infantile del ferrerismo
Per darsi un tono, Ferrero ha proclamato a più riprese che la candidatura di De Luca è inaccettabile per la “sinistra” perché, come già riferito, questi è “un uomo di destra”.
Il segretario del Prc ha, da questo punto di vista, più di uno scheletro nell’armadio, in quanto vorrebbe far dimenticare di essere stato per anni, insieme alla sua corrente, l’alfiere del deluchismo a Salerno e provincia.
Sul finire del 2003, infatti, la Direzione nazionale del Prc commissariò la Federazione provinciale di Salerno, che, su impulso della sinistra del partito (quella che nel 2006 sarebbe uscita da Rifondazione fondando il Partito di Alternativa Comunista), aveva iniziato un percorso che stava per portare al ritiro della fiducia alla giunta comunale (in cui si esprimeva l'assessore al Lavoro) ed all'uscita dalla coalizione all’epoca guidata dal sindaco De Biase, maggiordomo di De Luca. De Biase, che governava la città da vero e proprio prestanome di quest’ultimo (impossibilitato dalla legge sul divieto del doppio mandato a svolgere le funzioni di sindaco), era il fedele esecutore delle politiche deluchiane fatte di esternalizzazioni e privatizzazioni dei servizi, assunzioni di lavoratori interinali nelle municipalizzate, varianti urbanistiche finalizzate alla realizzazione di faraoniche opere di cementificazione della città ed a speculazioni edilizie della borghesia palazzinara salernitana, finanziamenti ad imprese private, premiando chi deindustrializzava il territorio licenziando la manodopera: tutto ciò a scapito delle fasce sociali deboli e dei lavoratori.
Di fronte alla possibilità che una federazione mettesse in discussione a livello locale l’accordo con Prodi e l’Ulivo che Bertinotti e Ferrero andavano costruendo in vista del futuro governo nazionale, il Prc avviò un rapido processo per il commissariamento. L’ingenuo segretario provinciale dell’epoca, confidando nella passata comune militanza in Dp con Paolo Ferrero ed approfittando della sua presenza a Salerno per un’iniziativa pubblica fianco a fianco con Tiziano Treu (!), gli chiese di intercedere perché la federazione non fosse commissariata. Ma era assolutamente evidente che il futuro ministro del governo Prodi aveva tutto l’interesse a prepararsi il terreno per indossare la grisaglia ministeriale. E così fu: Ferrero votò in Direzione nazionale a favore del provvedimento punitivo che doveva salvaguardare il deluchismo per spianare la strada all’ingresso del Prc nel nascente governo Prodi.
E l’anno successivo (giugno 2004), quando la commissariata (leggasi: “normalizzata”) federazione salernitana entrò nella maggioranza e nella giunta dell’altrettanto deluchiana Provincia di Salerno (con il già citato Cariello come assessore), non si sono sentiti gli strepiti ferreriani contro “l’uomo di destra” che da anni governa da padrone l’intero territorio salernitano fondando il suo potere attraverso l’occupazione di ogni ente possibile con i suoi uomini e l’alleanza ferrea con l’imprenditoria locale e regionale.
Ma l’ausilio al deluchismo da parte di Ferrero non si dispiegò solo territorialmente: come ministro della solidarietà sociale del governo Prodi, egli fu il coautore del “pacchetto sicurezza” che ha attribuito ai sindaci poteri eccezionali: poteri che De Luca – frattanto ritornato ad essere sindaco della città – ha utilizzato a piene mani facendo retate contro gli immigrati e scorribande notturne contro le prostitute.
E allora, caro Paolo, è di destra solo il De Luca del 2010 che sfratta senegalesi dal “salotto buono della città” grazie ai poteri che tu, da ministro, gli hai conferito? Era di sinistra, invece, quello del 2003, che, grazie alla tua politica di sostegno attivo, concludeva gli incontri pubblici con gli imprenditori con l’imperativo: “Arricchitevi!”?

 Lasciate in pace Maradona!
Dunque, la candidatura di Ferrero non ha affatto il significato che il gruppo dirigente allo sbando del Prc tenta di attribuirle: in realtà, il segretario-candidato deve cercare di “stringere a coorte” una militanza ormai allo sbando, le residue forze di un partito sfilacciato per responsabilità dei gruppi dirigenti che, dalla sua fondazione ad oggi – col ruolo determinante dello stesso Ferrero – hanno dissipato un patrimonio di energie militanti per creare e dare spazio ad una burocrazia parassitaria. È questa, e solo questa, la ragione della scelta del Prc di candidare il proprio segretario nazionale alla regione Campania.
Paolo Ferrero ha tentato di presentare in pompa magna la propria candidatura a presidente coprendosi di ridicolo col piagnucolio (finanche in conferenza stampa) dell’implorare un accordo cercato fino all’ultimo col Pd campano e da quest’ultimo non voluto. E lo ha fatto definendosi, poi, addirittura come il… “Maradona” di queste elezioni regionali. Dubitiamo senza tema di smentite che il segretario del Prc, al di là delle piroette – in cui pare riuscire altrettanto bene quanto il Pibe de Oro – sia in grado di compiere in politica quelle prodezze con cui il campione argentino ha deliziato gli amanti del bel calcio. È il sogno di tutte le “schiappe” quello di paragonarsi ai grandi del calcio. Il problema è che resta un sogno: dopo, c’è solo l’amaro risveglio.


by 19.03.2010 ora: 12:22 commenta leggi commenti (0)
Usiamo le elezioni regionali per creare condizioni più favorevoli alla costituzione di un governo di blocco popolare - da CARC (Comitati di appoggio alla resistenza per il comunismo)

La fase terminale della crisi generale cambia le carte in tavola e impone repentini cambiamenti in ogni ambito perché si tratta di affrontare contemporaneamente, se consideriamo le cose a livello nazionale (ma anche a livello internazionale), tre crisi distinte: la crisi politica, la crisi economica e la crisi ambientale che si influenzano e si alimentano a vicenda, e che costituiscono l’odierna crisi generale. Oggi sono più diffuse di ieri la sensazione e la convinzione che “così non si andrà avanti a lungo”, che niente di quello che era fino a ieri durerà, che grandi cambiamenti e sconvolgimenti ci attendono in tempi brevi ed enormi possibilità si sono aperte per l’azione dei comunisti e di quanti aspirano ad un mondo migliore. Da più parti si ripete che dalla crisi usciremo completamente diversi da come siamo entrati. L’assetto economico, politico e sociale deve cambiare e cambierà. Ogni problema particolare, ogni aspetto della nostra vita è legato principalmente a scelte politiche che si confronteranno e scontreranno e si inserisce e si connette alle due vie per far fronte alla fase terminale della crisi generale: mobilitazione reazionaria o mobilitazione rivoluzionaria. Solo in questo contesto diventa comprensibile lo scontro politico in atto: le guerre per bande, i colpi di mano, l’aperta violazione di regole e norme, l’attacco a diritti e libertà di opinione, di organizzazione, di partecipazione alla vita politica.  I comunisti, i lavoratori, i sinceri democratici e tutti quelli che vogliono fermare la deriva reazionaria messa in moto da Berlusconi e dalla borghesia reazionaria (Vaticano, affaristi, padroni, ecc.), devono utilizzare ogni occasione e ogni situazione, quindi anche queste elezioni amministrative e gli avvenimenti e gli sconvolgimenti che seguiranno, per

- rafforzare la mobilitazione e l’organizzazione popolare contro la crisi dei padroni e del loro sistema e per cacciare la teppaglia di razzisti, fascisti, speculatori, criminali e guerrafondai che è al governo e sta mandando in rovina i lavoratori e le loro famiglie!

- sviluppare l’unità e il coordinamento di tutte le forze decise a non pagare la crisi dei padroni e che aspirano a un altro mondo possibile e necessario!

- alimentare e rafforzare nelle organizzazioni operaie e nelle organizzazioni popolari la fiducia e la volontà di formare un loro governo d’emergenza, un Governo di Blocco Popolare, che adotti le misure necessarie e urgenti per far fronte agli effetti più disastrosi della crisi: che assegni ad ogni azienda compiti produttivi (non dannosi per l’ambiente e la salute dei lavoratori e pubblica) e le risorse necessarie per svolgerli secondo un piano nazionale, assegni a ogni individuo un lavoro socialmente utile, distribuisca i prodotti alle aziende, alle famiglie, agli individui e ad usi collettivi secondo piani e criteri chiari, conosciuti e democraticamente decisi.

 Sono di fatto le misure che le stesse organizzazioni operaie e popolari già oggi rivendicano e che loro possono attuare, mentre la banda Berlusconi e qualsiasi altro governo borghese no! Qualunque sarà il risultato elettorale la crisi politica è destinata ad ampliarsi e si acuirà la lotta e il contrasto tra i promotori della soluzione reazionaria (governo di emergenza reazionario) e di quella popolare  (governo di emergenza di Blocco Popolare).

 

 Gli schieramenti presenti  in questa tornata elettorale

La destra reazionaria (PdL, Lega Nord, La Destra) formalmente si presenta unita nelle varie regioni, ma è dilaniata al suo interno (in particolare nelle varie frazioni del PdL) da una lotta di potere senza quartiere. In tre regioni (Lazio, Campania e Calabria) questa coalizione incorpora anche l’UDC di Casini (destra moderata).

La destra fascista (quella non raccolta dal PdL oppure che lo sostiene dall’esterno come Casa Pound) si presenta con Forza Nuova in cinque regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Toscana e Campania).

In Veneto sono presenti altre due liste leghiste e in Basilicata è presente una lista di Magdi Allam.

La destra moderata (PD, UDC, Lista Bonino e, anche se in posizione particolare, IdV) si presenta assieme alla sinistra borghese (Federazione della Sinistra di Ferrero/Diliberto, Sinistra Ecologia e Libertà di Vendola e Verdi) in Piemonte, Veneto, Liguria, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata e Calabria. In quattro regioni (Piemonte, Liguria, Marche e Basilicata) questa coalizione incorpora anche l’UDC di Casini.

L’UDC si presenta da sola in sei regioni (Lombardia, Veneto, Emilia, Toscana, Umbria e Puglia).

In Calabria si presenta una terza coalizione composta da IdV e Lista Bonino, mentre in Toscana la Lista Bonino si presenta da sola.

L’IdV svolge un ruolo particolare, perché è la forza che più apertamente si oppone alla marcia reazionaria di Berlusconi e della sua banda e si schiera a sostegno delle lotte in difesa del posto di lavoro. Quindi per tanti versi rientra tra quelle forze che possono appoggiare (o non opporsi) la costruzione di un governo di emergenza popolare, anche se come male minore in attesa di ripristinare il “normale corso delle cose”.

La Federazione della Sinistra solo in Lombardia e Campania si presenta da sola ma perché i candidati del PD di queste regioni non li hanno voluti nella coalizione, mentre nelle Marche c’è l’unico caso di coalizione comune tra FdS e SEL.

 

I frammenti della sinistra borghese (PCL, PdAC, Sinistra Critica, ecc.) hanno cercato di presentare liste da soli in diverse regioni e sono riusciti ad entrare nella competizione elettorale solo in Puglia (il PdAC) e in Liguria e Basilicata (il PCL). L’elettoralismo che caratterizza queste forze, che nasce dal proposito di costruire il partito rivoluzionario a partire dalle elezioni, alimenta in realtà solo la disgregazione e la frantumazione. Anche quest’anno, come nelle precedenti tornate elettorali, abbiamo fatto dei tentativi per costruire delle liste insieme (con il PCL abbiamo avanzato questa proposta in Toscana e in Lazio) ricevendo risposte negative. Anche quest’anno gli chiediamo: a chi giova questa linea?

 

Liste popolari

La novità principale di questa tornata elettorale è la presentazione di liste formate da organizzazioni popolari quali il Movimento Cinque Stelle (grillini) in alcune importanti regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna  e Campania) e la presenza della Rete dei Cittadini in Lazio. Quest’ultima è composta da molti comitati di lotta, associazioni e organismi popolari e, allo stesso tempo, oggetto di un’operazione di infiltrazione di gruppi fascisti che sotto mentite spoglie cercano di incanalare il giusto attivismo popolare di questi comitati e associazioni nella mobilitazione reazionaria. La Federazione Lazio del nostro Partito opererà per sostenere la parte sana di questa aggregazione convogliandola verso la costruzione del governo di Blocco Popolare e smascherare, denunciare, isolare ed espellere i fascisti da essa.

 

Liste Blocco Popolare

Non sono presenti a questa tornata elettorale perché non siamo riusciti a raccogliere le firme necessarie per presentare le LBP in Toscana e in Campania, dove avevamo possibilità concrete di raggiungere l’obiettivo.

Alle comunali di Ercolano un nostro dirigente locale è candidato come indipendente nella lista della Federazione della Sinistra.

 

 

Perché votare e per chi?

Come si vede dal quadro riportato in diverse regioni non esistono coalizioni e liste che non fanno parte degli schieramenti borghesi che hanno governato e governano il nostro Paese nell’epoca della Repubblica Pontificia. Le regole e le norme che limitano la partecipazione alle elezioni (che come abbiamo visto nel caso Formigoni e Polverini valgono solo per liste popolari) impediscono ad una parte crescente di lavoratori e masse popolari di poter esprimere un voto per candidati e partiti che rappresentano in parte i loro interessi. In questa situazione il rapporto tra le masse popolari e le attuali forze politiche borghesi continuerà a sgretolarsi e l’astensionismo è destinato a crescere.

La sinistra borghese nelle sue varie componenti è destinata a dividersi ulteriormente e a continuare la sua repentina disgregazione: una parte andrà ancora più a destra, sempre più apertamente verso la borghesia, un’altra si unirà in qualche modo al processo di costruzione di un governo di Blocco Popolare.

In campo elettorale le forze popolari sono ancora deboli e frammentate. Non siamo ancora riusciti ad avviare, anche per nostri limiti, quel processo di coordinamento e di sviluppo di un’azione comune di forze comuniste, anticapitaliste, democratiche e popolari per dare vita a coalizione elettorali. Tra le varie  forze e partiti che appartengono a questo campo prevale ancora un marcato settarismo e concezioni che oscillano tra il becero elettoralismo (contarsi, atteggiarsi a politicanti borghesi) e l’astensionismo di principio. Nel movimento comunista (o di quanti si dichiarano tali) prevale una concezione sintetizzata da quanti sostengono che siccome non sono riusciti a presentare le loro liste o liste alternative al PD (es. PCL, SC, Unità dei Comunisti, alcuni circoli dissidenti del PRC) allora bisogna astenersi.  La sintesi l’ha espressa SC della Calabria che in un comunicato scrive: “Stavolta non votiamo. Non ci stiamo, non partecipiamo,  ci tiriamo fuori e non votiamo. Non li votiamo, non partecipiamo al loro gioco, non ci facciamo integrare. E vediamo come va a finire”. Una posizione attendista e disgregatoria.

Altri considerano le elezioni come l’ennesima farsa e truffa nei confronti della classe operaia, del proletariato e delle masse popolari in genere alla quale non bisogna dare alcuna legittimità partecipandovi: un comportamento da struzzi che assumono da anni e senza risultati.

 

Noi invece sosteniamo che i comunisti devono intervenire in ogni situazione e in campo con una loro linea (quindi alle elezioni anche con le indicazioni di voto), con la loro mobilitazione per contrastare la sfiducia e il pessimismo seminati dalla sinistra borghese e dare il loro contributo allo sviluppo della mobilitazione rivoluzionaria delle masse popolari e alla creazione delle condizioni per l’instaurazione di un governo di emergenza popolare.

Diamo indicazione di voto e sostegno per quelle liste che sono in questa competizione più nettamente schierate e mobilitate nella lotta contro la crisi e in particolare contro le “prove di fascismo” e per quei candidati che, per il ruolo che svolgono nella lotta contro la crisi e per le caratteristiche del seguito che hanno, costituiscono i possibili promotori e componenti del governo di Blocco Popolare, anche se non ne sono consapevoli o sono contrari a questa prospettiva. Sulla base di questo criterio ogni Federazione ha deciso di dare indicazioni di voto diversificate zona per zona.

 

Abbiamo deciso che parteciperemo attivamente ai comitati elettorali (e in alcune zone ne creeremo di nostri) di sostegno ai candidati e alle liste prescelte. Portando in ogni sede e in ogni circostanza la parola d’ordine della costituzione del Governo di Blocco Popolare, illustrando le misure necessarie per far fronte immediatamente alle conseguenze più gravi della crisi economica, politica e ambientale, indicando l’instaurazione del socialismo come unica via d’uscita definitiva e completa dal marasma in cui la Repubblica Pontificia, la borghesia e il clero ci hanno condotto. Non ci lasceremo bloccare da nessuna obiezione dei promotori e dei candidati delle liste a cui comunque daremo il nostro attivo appoggio propagandistico ed elettorale. Non appoggeremo i partiti e i loro candidati perché loro lo vogliono o perché ci hanno concesso o promesso qualcosa. Li appoggiamo di nostra iniziativa e per nostra decisione autonoma perché conviene al lavoro e alla lotta che stiamo sviluppando per costruire un GBP e per fare dell’Italia un nuovo paese socialista. La nostra azione mira a mobilitare e rafforzare la sinistra e a smascherare e contrastare la destra presente in ogni aggregato.

 

Per questo il Partito dei CARC chiama i propri militanti, collaboratori e simpatizzanti a fare una  decisa e attiva propaganda e a  votare e far votare per le seguenti liste e candidati

- in Piemonte, in Veneto, in Emilia-Romagna e in Campania: il Movimento Cinque Stelle; dove non è presente i candidati della Federazione della Sinistra, e in seconda battuta di SEL, espressione, rappresentanti e portavoce di quegli organismi popolari impegnati nelle lotte contro la crisi economica, politica e ambientale o comunque più apertamente schierati in sostegno di esse;

-  in Lombardia: a Milano Luciana Pellegreffi, candidata indipendente della Federazione della Sinistra; a Varese Ada Salerno della FdS; a Bergamo, Brescia, Monza-Brianza e nelle altre province il Movimento Cinque Stelle;

- in Liguria, in Toscana, in Umbria e in Basilicata: i candidati della FdS, e in seconda battuta di SEL (secondo i criteri sopra indicati);

- nelle Marche: i candidati della lista FdS/SEL;

- in Lazio: la Rete dei cittadini (dove non è presente i candidati della FdS e, in seconda battuta, di SEL);

- in Puglia:  a Lecce Rosario Attanasio e Sergio Starace, candidati come indipendenti nella lista del PdAC, esponenti del Collettivo Iqbal Masiq impegnato attivamente nelle battaglie contro la crisi dei padroni; nella altre province  i candidati della FdS;

- in Calabria: i candidati dell’Italia dei Valori, che è la forza con una posizione più coerente e decisa contro il malaffare e in difesa dell’ambiente (in particolare contro il Ponte sullo Stretto).

 

 

Il dopo elezioni

E’ necessario intervenire nella lotta politica borghese 365 giorni all’anno. E’ per questo che il nostro Partito sta affrontando queste elezioni guardando già al dopo 28-29 marzo. Dopo le elezioni puntiamo infatti:

1. a costruire organismi, o ad entrare in quelli già esistenti, che sviluppano il controllo popolare sulle istituzioni, sui politicanti e sulla pubblica amministrazione standogli con il “fiato sul collo” e rafforzando la mobilitazione popolare;

2. a costruire (o a partecipare a quelle già esistenti) ronde popolari antirazziste e antifasciste per promuovere il controllo del territorio, l’unità tra le forze sane presenti tra italiani e immigrati, la lotta contro i tentativi di fascisti e razzisti di radicarsi nei quartieri popolari, il controllo sull’operato delle forze dell’ordine;

3. a partecipare, sostenere e promuovere coordinamenti antifascisti, antirazzisti, ambientalisti, in difesa dei posti di lavoro e per la lotta alla disoccupazione, per la difesa dell’ambiente, dei diritti e delle libertà di opinione e organizzazione dei lavoratori e delle masse popolari con l’obiettivo di mettere al centro dello scontro che il problema di fondo è politico, che la soluzione alla crisi può essere trovata solo in campo politico e, conseguentemente, sostenere e orientare le spinte positive verso la costruzione di un governo d’emergenza popolare.

 

Questo è il lavoro che svolgeremo nei prossimi mesi e che chiamiamo tutti i comunisti e i sinceri democratici a svolgere.

 

Usiamo al meglio le due settimane che restano di campagna elettorale per avanzare nella creazione delle condizioni perché le organizzazioni operaie e popolari costruiscano un governo d’emergenza popolare!

Conduciamo questo intervento pensando già al dopo elezioni: solo in questo modo costruiremo basi solide e di prospettiva!

Le organizzazioni operaie e popolari devono prendere in mano le redini del paese e adottare le misure necessarie per far fronte agli effetti peggiori della crisi!

La lotta per il governo di Blocco Popolare farà avanzare anche la lotta per mettere fine una volta per tutte al capitalismo e alla Repubblica Pontificia: per fare dell’Italia un nuovo paese socialista!

 

by 18.03.2010 ora: 18:50 commenta leggi commenti (0)
Manifestazione nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua - da ReTuVaSa

Manifestazione nazionale

Per la ripubblicizzazione dell’acqua, per la tutela di beni comuni, biodiversità eclima, per la democrazia partecipativa

20 Marzo 2010 - Roma

Per chiedere:

il riconoscimento dell'acqua come bene comune e diritto umano universalela ripubblicizzazione del servizio idrico, l'approvazione della legge di iniziativapopolare in materia

la tutela del territorio e dei beni comuni, della biodiversità e del clima, contro lapolitica delle grandi opere, il mercato dei rifiuti, gli impianti energetici nocivi e ilritorno dell'energia nucleare

un nuovo modello di produzione, consumo e vita, e politiche occupazionali per lasoddisfazione dei diritti sociali e ambientali della popolazione.Anche nel nostro territorio l'acqua è stata oltraggiata, inquinata e venduta come unaqualunque merce.

Valgano per tutti due esempi, diversi nella tipologia ma riconducibili alla stessa matrice predatoria: l'inquinamento del fiume Sacco, che ha sconvolto e distrutto un'intera area a vocazione agricola, mettendo a serio rischio l'ecosistema nel suo complesso, e la vicenda del gestore privato ACEA ATO 5 S.p.A., cacciato per gravissime inadempienze e aumenti ingiustificati di bollette da tutti i sindaci dei comuni del frusinate.

Ci vediamo sabato 20 marzo a Roma, ore 14,00, a piazza dei Cinquecento per ribadire che l'acqua è di tutti, l'acqua è vita.

 

Per maggiori informazioni: www.acquabenecomune.org

by 18.03.2010 ora: 18:24 commenta leggi commenti (0)
L'arbitro e l'arbitrio. Lo scontro sull'articolo 18 - di Paolo Andruccioli

Articolo 18, la riforma proposta dal governo scardina il diritto dei lavoratori. Che si trovano così ad essere meno protetti proprio nel pieno della crisi economica

Niente legge, solo arbitri. O meglio niente giudici, saremo nelle mani degli arbitri, che magari non saranno “cornuti”, ma sicuramente faranno soldi a palate con i loro interventi in migliaia di controversie di lavoro. Si potrebbe sintetizzare con queste battute la nuova polemica sul tentativo di aggirare l’articolo 18, ma soprattutto molte altre norme che garantiscono il diritto del lavoratore contenuto nel disegno di legge 1167-b approvato dalle due Camere e ora in attesa (almeno al momento in cui scriviamo) del giudizio definitivo del presidente della repubblica, Giorgio Napolitano. Gli arbitri, in questo caso, non sono ovviamente quelli che vediamo sui campi di calcio, ma i consulenti del lavoro che secondo la nuova legge dovranno dirimere le controversie di lavoro. Dire "niente legge" non deve sembrare un’affermazione offensiva per il governo o eccessivamente radicale e paradossale. Si tratta al contrario di un dato di fatto: le nuove norme prevedono infatti che al momento dell’assunzione venga chiesto esplicitamente al lavoratore di rinunciare per sempre al suo diritto di ricorrere alla magistratura in caso di contrasto e conflitto con il suo datore di lavoro, scegliendo al contrario la via dell’arbitrato. Una rinuncia preventiva a diritti individuali sanciti prima di tutto dalla Costituzione e poi dallo Statuto dei lavoratori (legge 300, 1970) e della norme che lo hanno seguito. Una “grande innovazione”, secondo il ministro Maurizio Sacconi, che usa un argomento quantomeno singolare per difendere la sua legge. Noi non vogliamo comprimere alcun diritto, dice Sacconi, anzi diamo una possibilità in più al lavoratore visti i tempi biblici della giustizia.  Sulla materia si è detto tutto e il contrario di tutto, ma colpisce la distanza teorica e politica tra le affermazioni dei politici del centrosinistra e dei dirigenti della Cgil, unico sindacato contrario sia al ddl, che all’avviso comune firmato da Cisl e Uil e le affermazioni categoriche del ministro del lavoro, che parla addirittura in modo enfatico di una “piattaforma riformista” dalla quale solo la Cgil si sarebbe sfilata per eccesso di ideologismo e conservatorismo. Dall’altra parte abbiamo una nutrita schiera di giuristi del lavoro, costituzionalisti, esperti di diritto che parlano esplicitamente di carattere di incostituzionalità delle nuove norme. Lo hanno detto giuristi noti e meno noti, mentre un giudizio negativo è stato espresso anche da Tiziano Treu, sicuramente non catalogabile tra i radicali del settore e da Pietro Ichino, giurista, parlamentare del Pd e assertore di una semplicifazione delle norme che regolano i rapporti di lavoro. Secondo Ichino questo tipo di arbitrato contenuto nel provvedimento del governo – che tra parentesi non avrebbe nulla a che vedere con quello proposto da Marco Biagi – “non è costituzionale”. La norma prevede, ha spiegato con chiarezza il giurista, l’intervento diretto del ministro del lavoro per favorire il ricorso all’arbitrato, laddove il contratto collettivo di lavoro non arrivi (cosa che risulta poi abbastanza frequente). Nel contratto di assunzione può essere stabilito una volta per tutte che le eventuali controversie tra lavoratore e datore di lavoro dovranno essere risolte attraverso un arbitro e non un giudice. A questo punto vengono in mente tre o quattro considerazioni collaterali. La prima è ovvia: perché un arbitro dovrebbe essere più imparziale di un giudice? E cosa si intende per imparzialità, visto che in gioco ci sono due parti, una forte e una debole? La seconda considerazione riguarda la scelta delle priorità. Le persone ragionevoli si chiedono come mai il quarto governo Berlusconi che non è riuscito a fare nulla di efficace contro gli effetti devastanti della crisi economica sia poi così monomaniaco nei suoi interventi sul lavoro. Un chiodo fisso sull’articolo 18 in un momento in cui i licenziamenti e la precarietà del lavoro non sono certo un bene raro nelle nostre società. Un’ostinazione a ripetere il copione dello scontro politico sull’articolo 18 che a quanto pare non ha davvero nulla di innovativo e moderno. Di tutto si sentiva il bisogno oggi, fuorché di una “riforma” che invece di allargare le protezioni, le riduce ulteriormente in favore – guarda caso – della logica del mercato e delle imprese che vogliono avere le mani libere. La terza considerazione riguarda l’avviso comune. Per rispondere alla Cgil che ha gridato da subito contro l’attacco all’articolo 18, il ministro Sacconi ha fatto firmare agli altri sindacati un avviso comune in cui si esclude l’applicazione delle nuove norme in caso di licenziamenti. Quindi il sospetto è che nella prima stesura del ddl fosse prevista proprio la cancellazione del fatidico articolo 18. Infine, quarta considerazione laterale, a proposito della Cisl, sindacato da sempre contrario alla via legislativa e legato per storia alla via contrattuale. Il ricorso alla legge nelle materie di lavoro è sempre stato il diavolo per il sindacato cattolico. Ora invece con Sacconi la scena si è ribaltata e troviamo una Cisl nettamente schierata a favore della norma che introduce l’arbitrato a scapito della contrattazione collettiva e del diritto del lavoro. Misteri della fede. 


by 18.03.2010 ora: 17:57 commenta leggi commenti (0)
C'è posta per te - di Fausta Dumano

C’è posta per te ……la cassetta è piena di volantini, di santini elettorali, spunta anche una lettera di un “nuovo vicino” . Ha scelto da poco , da quando si è sposato di venire a vivere al “Giardino”, uno dei quartieri storici della città, per l’aria che si respira dove io è noi, dove l’integrazione è condivisa . La sua campagna elettorale parte proprio dalla risoluzione dei problemi del Giardino per poi valorizzare le manifestazioni che portano turismo. La Radeca a Cantine aperte sono i due eventi  del quartiere, la Casa della cultura ha un carnet tanto vasto di appuntamenti, ma li conoscono solo gli appassionati della trasmissione “DOVE E QUANDO SI FA?” Leggo la lettera e ops che scoperta: la realizzazione di un ponte , no, scusatemi di in parcheggio . Cosa vuoi che sia un progettino con un project per realizzare un parcheggio , magari espropriando gli orti della mia vicina ? Quegli orti così curati da poter essere studiati nell’architettura del paesaggio. La coincidenza vuole che per dimostrare l’urgenza di un parcheggio nelle “calle Ferrarelli” (poi vi spiego) una solerte vigilessa all’alba di mercoledì mattina ha lasciato un amaro foglietto giallo sulle auto dei ritardatari . La sera Calle Ferrarelli  diventa una strada a senso unico alternato, passi tu? Passo io? Nel quartiere il Giardino  le strade sono della calli , come a Venezia, quando piove l’acqua scorre dal bar Baltic Brown  giù a valle fino alla macelleria . Gli abitanti utilizzano per uscire le gondole o la proletaria zattera di Walter, ormai più famoso del suo omonimo . Risolvere questo problema , forse più urgente , è rovinare l’atmosfera veneziana  del quartiere , guardando bene l’architettura del quartiere si potrebbe realizzare un parcheggio di fronte al macellaio, su un muro che frana spesso quando piove, la terra sopra si “sbraca” e cade giù benvenuti sul ponte VENICE per raggiungere la gondola parcheggiata .Suvvia, caro vicino di casa, lo so che Venezia ha il suo fascino , vogliamo costruire il Parco del Fiume Cosa utilizzando lo scenario naturale di una normale giornata di pioggia ? WELCOME VENICE è anche la festa della Radeca, esce fuori dal provincialismo del Carnevale. Pensaci bene a come puoi sfruttare questa laguna, potrebbe diventare una campagna elettorale originale.

P.S.

Caro vicino, come facevi a sapere che abito in via Vincenzo Ferrarelli, se la postina non riesce mai a trovarmi e deposita la mia posta dal macellaio o dalla mia vicina, perché si smarrisce nella giungla della numerazione?  Tu no, hai distribuito ad ognuno la sua lettera, suvvia per privacy  di chi ha distribuito l’indirizzario.


by 18.03.2010 ora: 16:46 commenta leggi commenti (0)
Frangetta Nera, GUFO LAZZIALE!!!!- da CUCS Commando Ultrà Curva Sud

*                               POLVERINI IN CURVA NORD
E la Lazio perde. Partita no per «frangetta nera»
Gli ultrà biancocelesti volevano perdonarle l'amicizia con Francesco Storace e Gianni Alemanno, gli sponsor del presidente della SS Lazio Claudio Lotito, motivo per il quale un mese fa avevano lanciato un tam tam contro di lei. Allora lei, Renata Polverini, la candidata Pdl nel Lazio, ha sparlato di Lotito e domenica è andata in curva nord, dove ha esibito tifo e sciarpetta d'ordinanza. I romanisti non hanno apprezzato. Tanto più che sfortunatamente per lei - e per la Lazio - la partita è andata male: il Bari ha vinto 0 a 2, una partita senza storia. Alla quale Polverini, per così dire, non ha aggiunto fortuna. In più il Pd l'attacca perché all'Olimpico si è seduta «a cavalcioni su una balaustra. Che tipo di sanzioni sono previste per lei, visto che tanti ragazzi vengono puniti?», chiede il consigliere comunale Enzo Foschi. «Ma la Polverini pur di raccattare un po' di voti è disposta a far passare il messaggio ai più giovani che tutto è lecito e possibile. Imbarazzante».

16.03.2010-L’autogol è stato clamoroso. Renata Polverini, candidata berlusconiana al governatorato del Lazio, è una romanista dichiarata. Ma domenica scorsa si è presentata in Curva Nord, all’Olimpico, roccaforte del tifo biancoceleste, per sostenere la squadra di Reja. Che il Bari ha sconfitto per 2-0. Così, Gianni Del Vecchio per “Europa Quotidiano”, racconta la giornata nera della Polverini, sbertucciata dai tifosi laziali per i quali porta jella e accusata di tradimento dagli ultrà romanisti.

 Scrive Europa Quotidiano: “Continua a venire allo stadio, così è sicuro che andiamo in B». «L’ho sempre detto, la politica dentro lo stadio porta male». «Va a vedere la partita e la Lazio perde….e se la votano c’è sicuramente la serie C». È solo un quadretto dell’inferno che ieri s’è scatenato sulle radio romane e sui forum dei tifosi laziali. Il filo conduttore è unico: Renata Polverini porta sfortuna, è venuta in curva nord all’Olimpico a tifare per la Lazio e si sono visti i risultati, squadra sconfitta dal Bari e lotta per la salvezza che si fa sempre più difficile.

Il riferimento è all’imprudente uscita del candidato del centrodestra alla Regione, che domenica pomeriggio s’è fatta vedere allo stadio, fotografata di fianco allo squalificato Mauro Zarate e in mezzo agli Irriducibili laziali. Dimenticando però come il popolo del pallone sia estremamente scaramantico: così come una vittoria ti trasforma in un ricercato portafortuna così una sconfitta ti rende un portajella da evitare come la peste.

E la sconfitta, per l’appunto, è quello che è arrivata per la squadra del presidente Lotito. Tanto che ieri sulle radio romane i commenti dei tifosi sono piovuti a grappolo, fin dalle prime ore della mattina: di recriminazione (quelli laziali) e di sfottò (quelli romanisti). Ad esempio, lo spazio mattutino di Radio Radio è stato preso letteralmente d’assalto da supporter inviperiti.

Anche perché per i laziali c’è un’altra cosa ancora più grave: la Polverini è per giunta pure romanista. Il suo staff smentisce, ma più di una persona che la conosce da tempi non sospetti ammette che Renata tifa Totti. A dimostrazione della fede romanista della candidata, c’è la fotografia che la vede assieme alla presidente Rosella Sensi e a Francesco Totti, con in mano la maglia del capitano. Era l’11 febbraio scorso e la Polverini era a Trigoria per un incontro con i dirigenti della società romanista. Riferiscono le cronache che al numero dieci che le disse: «La può regalare se vuole», rispose con un romanistissimo «La vojo io…».

(A POLVERI' MA LO VEDI A CHI REGALA LA MAGLIA IL CAPTANO?

E SI BBONA LEVATE DA LI CO.... ndr)

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Insomma, quanto basta per provocare l’ira dei laziali. Sul seguitissimo forum LazioCity c’è un profluvio di post piccatissimi, ben tre pagine fitte di lamenti e improperi. Soprattutto perché al tifoso vero, quello tutto stadio e trasferta, l’intrusione della politica dà solo fastidio. Dnalazio scrive: «Vedere la Polverini là mi ha fatto schifo, mi sento tradita da questa curva che predica bene e razzola male, siamo allo sbando più totale, la dignità non ha prezzo».

Le fa eco 49er: «La cosa che poi, riflettendoci a mente fredda, mi ha fatto più rabbia è essere stato usato per una campagna elettorale, a prescindere dal fatto che possa essere favorevole o contrario. Decido io se e quando andare ad un comizio elettorale, e ieri ero in curva nord a vedere la Lazio».
E Rebel mette il carico da undici: «L’unica cosa è riuscire a capire che razza di logica ha fatto sì che la lasciassero sedere sul drappo di Gabriele Sandri. Messa là a vantaggio dei fotografi. Ieri la curva nord è morta». Accuse quindi che dalla Polverini passano rapidamente a chi le ha permesso non solo di entrare in curva ma anche di accomodarsi sul muretto con la bandiera di Gabbo, tifoso ucciso dall’agente

Un tam tam che ha allarmato i capi ultras, che ieri dai microfoni di Radio sei, emittente che trasmette a uso e consumo del popolo laziale, si sono dovuti pubblicamente difendere, dicendo di averlo fatto esclusivamente per la Lazio e per far toccare con mano alla Polverini il baratro in cui il presidente Lotito è riuscito a portare la squadra.

Renata invece lo ha fatto certamente per sé e per cercare di raccattare quanti più voti possibile sulla sponda laziale, dopo aver rassicurato quello romanista con la visita a Trigoria. Una tattica, quella di corteggiare romanisti e laziali, che però non sembra fruttare più di tanto. Ieri in rete circolava un fotomontaggio, in cui sono accostate le due foto della Polverini (versione Roma e versione Lazio) con la scritta «Il Partito della libertà di tifare per tutti (quelli che ti promettono il voto)».

E la foto di una scritta sul muro in romanesco dal tono eloquente: «La Polverini non la votamo, al massimo se la pippamo ». Per non parlare ancora dei forum, irritati per quello che il suo ufficio stampa ha detto in serata: «Non è tifosa, non ha una squadra del cuore». Da romanista a laziale a niente. Cosa non si fa per un pugno di voti in più.

 

 


by 17.03.2010 ora: 13:51 commenta leggi commenti (0)
CRISI GRECIA: I SOCIALISTI CONSEGNERANNO IL PAESE AI VAMPIRI DEL FMI? UN PERICOLOSO PRECEDENTE PER L'EUROPA - da www.controlacrisi.org

CRISI:GRECIA;MINISTRO ECONOMIA,PROBABILE RICORSO A FMI
ANSA) - ATENE, 17 MAR - Il ministro dell'economia Louka Katseli ritiene che vi siano grandi probabilita' che la Grecia ricorra al Fondo Monetario Internazionale (Fmi).
Parlando ad una riunione con giornalisti politici greci, Katseli, citata dai media, ha detto che esistono 'il 70% di probabilita'' che Atene finisca per ricorrere al Fmi.
Katseli non ha neppure escluso, alla luce dei risultati del prossimo vertice europeo, che attraverso la Bce si attivi un meccanismo misto che funzioni parallelamente all'intervento del Fondo. Secondo il quotidiano finanziario Capital, 'la Germania, sostenuta da Italia, Olanda e Finlandia' e' favorevole che un eventuale meccanismo di assistenza alla Grecia comprenda anche il Fmi.Secondo Katseli la probabilita' del ricorso al Fmi, riferisce il quotidiano socialista To Vima, 'e' quasi l'unica strada nelle attuali circostanze' e in attesa del vertice Ue del 25 marzo. Il ministro e' convinto che tale scelta greca non avra' effetti negativi e anzi servira' a vanificare la speculazione e a ridurre gli spread.
Ieri il portavoce del governo, Giorgio Petalotis, aveva evocato chiaramente l'ipotesi di un ricorso al Fmi affermando che Atene 'e' decisa a non accettare di indebitarsi ancora alle condizioni attuali'. E il premier Giorgio Papandreou, citato a Budapest dall'agenzia greca Ana, aveva chiesto 'una immediata risposta' da Bruxelles sul meccanismo di assistenza, indicando che l'alternativa rimane il Fmi. Atene deve ricorrere prima dell'estate al mercato dei capitali per un fabbisogno di oltre 20 mld di euro. (ANSA).

 La crisi greca rischia di ridisegnare i confini dell'Europa e di creare un pericoloso precedente. il Governo di Atene infatti non avendo avuto rassicurazioni dai paesi europei - in questa vicenda l'Europa sta dimostrando tutta la sua fragilità - intende rivolgersi al FMI per un prestito di circa 20 miliardi di Euro. Se il governo dei socialisti di Papandreu opterà per questa scelta il destino della Grecia sarà segnato per i prossimi decenni. Basta semplicemente vedere cosa è avvenuto in questi anni ai paesi del sud del mondo che indebitandosi con il FMI hanno dovuto firmare condizioni capestro per la privatizzazioni dei beni comuni e dei servizi pubblici. Se qualcuno pensava ancora che l'agonizzante socialdemocrazia europea, andando al governo con le vecchie ricette, poteva dare una risposta alla crisi, la vicenda greca dimostra il contrario. Se la destra greca è stata la responsabile principale del disastro economico del paese, i socialisti molto probabilmente, richiamandosi alla responsabilità nazionale, faranno pagare le conseguenze della crisi non a chi l'ha generata ma alle classi popolari.

 


by 17.03.2010 ora: 11:34 commenta leggi commenti (0)
Giuseppe Bonaviri ad un anno dalla scomparsa , l'uomo e l'opera - da Assessorato alla cultura del comune di Frosnone

 

 

Frosinone - Casa della Cultura - Via V. Ferrarelli - 20 e 21 marzo

 

PROGRAMMA

 

20 marzo ’10

Ore 10:30 Saluto autorità

Dr. Paolino Maddaloni, Prefetto di Frosinone

Dr. Michele Marini, Sindaco Comune di Frosinone

Prof. Donato Tamblè, Sopraintendente Archivistico per il Lazio

Dr. Narciso Mostarda, Assessore Cultura Comune di Frosinone

Dr. Giuseppina Bonaviri, Centro Studi Internazionali Giuseppe Bonaviri

 

Consegna della targa alla Sig.ra Raffaella Bonaviri

  

Ore 11:00 Inaugurazione mostra a cura dell’Istituto di Storia dello Spettacolo Siciliano, Presidente Enzo Zappulla.

 

Proiezione del video “Bonaviri ritratto” regia di Massimiliano Perrotta

 

Contributi: Allievi del Liceo Classico “Turriziani” di Frosinone

Dott.ssa Camilla Pulcinelli

Biblioteca Comunale di Alatri “Luigi Ceci” e Associazione interbibliotecaria “Valle del Sacco”

 

Ore 17:00 Interventi di Prof. Walter Mauro, Presidente Nazionale Dante Alighieri

Prof.ssa Rawdha Zaouchi-Razgallah, Ordinaria presso l’Istituto Superiore di Lingue di Tunisi, Università 7 novembre-Carthage

Prof.ssa Sara Zappulla Muscarà, Ordinaria di Letteratura Italiana Università di Catania

Dott.ssa Cristina Grasso, Vice Direttore Vicario dell’Archivio di Stato di Catania

Dott. Agrippino Perrotta, Segretario Fondazione Bonaviri 

 

Ore 19:00, concerto del Conservatorio di Musica di Frosinone “L.Refice”

 Concerto Quartetto d'archi "L.Refice" Musiche di W.A. Mozart

Primo violino Roberta Palmigiani

Secondo Violino Marco Palmigiani

Viola Irene Gizzi

Violoncello Donato Cedrone 

21 marzo ’10

 

La Casa della Cultura“Giuseppe Bonaviri” con la mostra fotografica e i documentari filmici rimarrà aperta al pubblico e alla cittadinanza dalle ore 10 alle 13 e dalle 16 alle 19 .

 

 


by 17.03.2010 ora: 00:06 commenta leggi commenti (0)
Appello per Avni Er - da ARCI

Avni Er, giornalista turco, da circa tre settimane è trattenuto nel CIE di Bari.A seguito della richiesta d'asilo politico, la scorsa settimana è stato ascoltato dalla competenteCommissione Territoriale che dovrà decidere se accogliere la sua richiesta o rigettarla.Nell'immediatezza del suo trasferimento a Bari, è stato promosso un appello che ha raccolto ungrande consenso. Hanno aderito associazioni come l'Arci, l'Asgi, Libera e il Cir, rappresentanti diorganizzazioni come il Cnca, Sos razzismo, Centro Astalli, Save the cildren, Banca Etica e ancora uomini e donne della politica e del mondo universitario. Allo stato attuale, non si sa ancora nulla sul futuro di Avni Er. Esprimiamo preoccupazione per la sua vicenda e per l'eventuale trasferimento in Turchia, e temiamo per la sua vita.Infatti contro Avni pendono due ordini di arresto in contumacia emessi dalla Autorità Giudiziariaturca: nella misura in cui l'interessato dovesse essere espulso verso detta Nazione, sarebbeimmediatamente arrestato e condotto in carcere.Il timore è pertanto giustificato da quelle che appaiono le condizioni in cui sono costretti a vivere i detenuti arrestati o condannati per motivi politici, i quali vengono sottoposti a durissime condizioni di vita all'interno delle carceri di "tipo F", ove l'utilizzo di trattamenti disumani e degradanti, il ricorso alla tortura fino alla morte rappresentano pratiche di uso quotidiano secondo quanto costantemente denunciato dalle Organizzazioni internazionali Amnesty International e Human Right Watch nonché dalla Associazione per i Diritti Umani turca (IHD), tanto che la stessa Corte di Giustizia Europea ha reiteratamente condannato detta Nazione a causa delle violazioni delle disposizioni di Diritto internazionali previste in materia perpetrate dalla TurchiaIn Turchia la semplice manifestazione delle proprie opinioni politiche, ove le stesse siano difformi da quelle espresse dal regime vigente, comporta la immediata carcerazione preventiva e l'applicazione di sanzione detentive che in Italia e in tutte le Nazioni ove vige lo Stato di diritto non avrebbero e non hanno ragion d'essere. La recente messa al bando del Partito per una società democratica (DTP) , l'arresto di oltre 1500 componenti di detta formazione politica (membri del parlamento, consiglieri regionali, provinciali e comunali, sindaci, ecc.), la privazione della libertà imposta ad oltre 3.000 minorenni aventi una età ricompresa tra i 14 ed i 17 anni - con l'accusa di aver compiuto atti terroristici e che costringe i minori a vivere la reclusione in strutture penitenziarie insieme ad imputati o condannati maggiorenni -, rappresenta la ennesima prova di forza del governo turco contro la popolazione kurda.Il tutto nonostante da oltre un anno le forze politiche e la popolazione kurda cerchino di promuovere una soluzione pacifica del conflitto che ha fino ad oggi prodotto tante morti ed un esodo forzato della popolazione anche in conseguenza della distruzione di interi villaggi da parte delle forze militari turche.

Facciamo appello al Governo italiano affinchè Avni Er possa restare in Italia, che venga applicata la normativa internazionale a tutela dei Diritti Umani ratificata e resa esecutiva nel nostro Paese; che Avni Er non venga espulso e che gli sia garantita ogni forma di tutela con il rilascio di un permesso di soggiorno che gli permetta di evitare la morte e ricostruirsi una vita dignitosa in Italia, sulla base dei principi affermati dalla Costituzione (art. 10 Cost.) e dai Trattati e dalla Convenzioni internazionali ovunque vigenti .

 


by 16.03.2010 ora: 23:47 commenta leggi commenti (0)
Le montature della polizia si sciolgono come neve al sole!!! - Federazione Toscana del Partito dei Carc

12.03.10

 

Oggi si è tenuta a Massa l’ultima udienza del processo di primo grado contro la ronda popolare antifascista,in cui Alessandro Della Malva, segretario federale toscano del Partito dei Carc, e Samuele Bertoneri, erano imputati. La montatura architettata dalla Digos di Massa per colpire quei compagni che sono diventati un punto di riferimento nella protesta contro le misure razziste e fasciste del governo Berlusconi, ha dimostrato isuoi limiti. Questa vicenda, che è diventata in tutta Italia il simbolo della lotta contro le prove di fascismo,incarnate dalle ronde razziste e fasciste, ha prodotto in primo grado delle condanne addirittura al di sotto delminimo previsto dalla legge, per quei capi d’imputazione. I due compagni, infatti, sono stati condannati a sei mesi, con la pena sospesa ed il pagamento di 2500€ a testa tra risarcimento danni e spese processuali. L’ispettore della Digos, Angelo Valentini, che aveva accusato i due imputati di averlo aggredito, aveva chiesto un risarcimento di addirittura 30000€, ma il giudice non se l’è sentita di avvallare la sporca manovraed ha bocciato questa richiesta. Allo stesso modo il giudice non ha ritenuto di infliggere le pene richieste dal PM (un anno di detenzione ad entrambi gli imputati) e contribuire all’attacco che si è cercato di sferrare alla ronda popolare antifascista.La solidarietà che si è sviluppata intorno ad Alessandro e Samuele, da parte di sinceri democratici, antifascisti, esponenti dell’ANPI, di partiti e di associazioni, è stato l’elemento determinante per questaprima vittoria.Il giudice non ha avuto il coraggio di assolvere i due antifascisti e sconfessare apertamente le dichiarazionidegli agenti Digos. Non ha avuto il coraggio di sostenere che il vero reato commesso, la notte del 25 luglio scorso, è stato quello dell’apologia di fascismo, l’unica aggressione quella alla ronda popolare ad opera di un gruppo di fascisti.Ribadiamo, invece, che denunciare e punire questo genere di reato dovrebbe essere un preciso dovere delle istituzioni e della magistratura! Questo, il giudice De Mattia non l’ha fatto, però non è riuscito nemmeno a condannare gli antifascisti, comela polizia avrebbe voluto. Questa battaglia è un esempio di quello che si deve fare per combattere la riabilitazione del fascismo nel nostro Paese: la lotta paga, possiamo vincere!!  

by 16.03.2010 ora: 23:33 commenta leggi commenti (0)
Convegno Assembea Inceneritore Marangoni:ReTuVaSa


by 16.03.2010 ora: 23:22 commenta leggi commenti (0)
Nando Simeone presenta: gli studenti della Pantera - Rete antifascista antirazzista del basso Lazio

Nuovo appuntamento organizzato dalla Rete antifascista antirazzista del basso Lazio. E’ un onore per noi presentare il libro di Nando Simeone “gli studenti della Pantera”. Non è la prima volta che invitiamo Nando Simeone. E’ già  intervenuto ad un dibattito organizzato da AUT- Frosinone sul bilancio partecipativo, incontro a cui ha partecipato l’assessore alla trasparenza di Frosinone Massimo Parlanti che, su mandato della Regione Lazio, avrebbe dovuto sperimentare tale forma di bilancio nella gestione economica della nostra città. Il contributo  di Nando fu illuminante e rivelò come la partecipazione attiva dei cittadini all’amministrazione di un ente locale è ben altra cosa che  un consiglio comunale itinerante . Del resto Nando Simeone, oltre ad essere stato anch’egli amministratore locale  (vice presidente del consiglio Provinciale di Roma dal 2003 al 2008)  è uno studioso e un esperto delle dinamiche del bilancio partecipativo, ha curato la pubblicazione in Italia del libro di Raul Pont La democrazia Partecipativa (Edizioni Alegre 2005) . E’  stato nostro compagno di viaggio  nel tentativo di costruire un movimento locale basato sui valori dell’Anticapitalismo, Femminismo e Comunismo oltre che sull’antifascismo e antirazzismo valori comuni anche alla  la Rete Attuale.  A tal proposito ricordiamo un incontro molto partecipato organizzato da AUT  sempre al Satyricon con l’eurodeputato Gigi Malabarba, incontro cui Nando dette un impulso determinante.  E’ tra i fondatori di Sinistra Critica e non a caso Sinistra critica  di Frosinone è entrata a far parte della Rete. Dunque non potevamo perdere l’occasione di presentare l’ultima sua fatica editoriale, soprattutto in un periodo come quello  attuale dove scuola e università pubbliche sono sotto la mannaia di tagli insostenibili. Un era in cui si perpetua la delegittimazione sistematica del valore dell’istruzione nella formazione sociale delle donne e degli uomini . La sciagura  è che  la divulgazione del sapere oggi  è merce e come tale va pagata e anche a caro prezzo.  Riteniamo dunque oltremodo interessante ripercorrere  la storia dell'ultimo grande movimento studentesco italiano, scoppiato nel 1990 contro la riforma universitaria del ministro Ruberti, che portò a mesi di occupazioni in tutti gli atenei del paese. Chi erano quegli "strani" studenti che si mobilitarono subito dopo la caduta del Muro di Berlino? Cosa volevano? Perché scelsero la Pantera come simbolo, e vennero chiamati il "movimento dei fax"? Fu l'ultimo movimento del Novecento, o la preparazione dei movimenti successivi? Chi sono oggi gli "ex-panterini", e cosa hanno da dire alla nuova generazione di studenti?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Pubblichiamo un estratto del documentario “La Pantera Siamo noi” che verrà proiettato prima del dibattito.

 

 

 


by 15.03.2010 ora: 23:40 commenta leggi commenti (2)
Aldilà di ogni aspettativa - di Angelino Loffredi

Abbiamo letto con grande attenzione l’articolo di Massimiliano Paolozzi  “ Quando al nord l’unica “lega” conosciuta era quella della solidarietà “

L’articolo è scritto con rigore, ben circostanziato e utilissimo per allargare ricerche  da parte di chi vuole conoscere ed approfondire la significativa esperienza dei bimbi del Cassinate ospitati da famiglie del nord Italia nel 1946.

Stiamo lavorando a ricostruire questa eccezionale esperienza troppo trascurata e dimenticata. Si trattò infatti di un trasferimento con tappe scaglionate di 2.988 bambini provenienti da 48 comuni della Provincia di Frosinone che, attraverso l’impegno di  18 comitati provinciali, riuscirono ad essere ospitati, per un minimo di quattro mesi, in 51 comuni del nord Italia..

Nel 1980 su questo avvenimento è uscito un bellissimo libro dal titolo:” Cari bambini vi aspettiamo con gioia “ nel quale vengono riportate le testimonianze di chi quell’esperienza la organizzò in prima persona: Tullio Pietrobono, Pina Savalli e Maria Maddalena Rossi.

Dopo trenta anni su questo argomento ha scritto Giovanni Rinaldi con umanità, commozione e freschezza nel libro  “ I treni della felicità “ Abbiamo letto scritti a riguardo di Emilio Pistilli mentre Eugenio Berenger con il suo lavoro “ Giovani Profughi da Cassino e dal Frusinate ospitati ad Imperia per iniziativa del CLN “ ha aperto un “filone ligure”.

Ora Massimiliano Paolozzi ha tirato fuori la pubblicazione “ Il Compagno “ della Sezione Comunista di Lugo di Romagna, in provincia di Ravenna, un centro impegnato ad accogliere i ragazzi provenienti  prima da Roma e dal Cassinate, poi da Napoli, e nel 1950 da San Severo. Il giornale porta la data 3 marzo 1946. Il 1 marzo, infatti, da Cassino era partito il secondo scaglione di bambini. In tale pubblicazione il segretario di sezione del PCI dava un caloroso e ragionato benvenuto ai nostri bambini ed invitava la sua comunità ad una generosa accoglienza.

Mentre al Nord ci si impegnava per l’accoglienza , parrocchie comprese, le stesse nel Cassinate, al contrario,  misero in moto una campagna allarmistica che affermava che i bambini sarebbero stati mandati in Russia ove ne avrebbero fatto del sapone. Oppure che dopo essere stati indottrinati nel Nord da famiglie senza Dio, sarebbero ritornati odiando i propri genitori.

Fortunatamente la verità fu più forte della menzogna ed il coraggio più della viltà. Quella dei bimbi al nord Italia è una storia che merita di essere raccontata. Per poterlo fare abbiamo raccolto documenti, fotografie, testimonianze di protagonisti.

In questi giorni abbiamo sentito Attilio Cellucci, già sindaco di San Donato alla fine degli anni sessanta, che il giorno della partenza del primo scaglione, 16 febbraio 1946, trasportò con uno dei tre  camion i ragazzi da San Donato alla stazione di Cassino. Ci ha raccontato con dovizia di particolari  fatti salienti e ci ha messo a disposizione foto di gruppo di bimbi nelle località di arrivo.

Il fatto significativo è che nell’interno di questa ricerca si è aperto un effetto domino che riguarda persone e  avvenimenti che, in un modo suggestivo ed affascinante, raccontano con schiettezza ed umanità vicende personali e dell’epoca. Siamo, comunque, in attesa di ulteriori ed interessanti contributi.

A corredo di quanto scritto alleghiamo foto di bimbi di San Donato a Milano ed a Poggibonsi, in provincia di Siena messeci a disposizione di Attilio Cellucci.

 

Lucia Fabi  Angelino Loffredi

 

Ceccano  14 Marzo 2010


by 15.03.2010 ora: 15:38 commenta leggi commenti (0)
Incontro sul nuovo ospedale di Frosinone - di Francesco Notarcola

ASSUMERE  SUBITO  MEDICI  ED  INFERMIERI  PER  DARE AL CAPOLUOGO ED ALLA  PROVINCIA UN  OSPEDALE  MODERNO ED EFFICIENTE 

A tutte le Associazioni                              

Alle Organizzazioni Sindacali                              

Ai Rappresentanti delle Istituzioni                              

Ai Rappresentanti degli Ordini Professionali 

E’ noto a tutti che le condizioni dell’ospedale del capoluogo sono caratterizzate da sovraffollamento e carenza di servizi con conseguente caos organizzativo che mette a rischio il sacrosanto diritto alla salute e non permette agli operatori sanitari di svolgere il loro compito quotidiano con serenità ed efficienza.Contro tale realtà si sono mobilitate le Associazioni per arginare il depauperarsi progressivo dei servizi con un conseguente degrado non più accettabile.

TALE  REALTA’ DRAMMATICA VA SUBITO AFFRONTATA E SUPERATA

Le condizioni, oggi, ci sono! Il nuovo ospedale, che ci è venuto a costare circa 100 milioni di euro, è pronto per entrare in funzione.Sono stati acquistati macchinari modernissimi per circa 10 milioni di euro. Altri 2 milioni saranno spesi nell’immediato per completare l’arredo. Non c’è, dunque, alcun motivo per non dare inizio al trasferimento, dal vecchio ospedale al nuovo.La sola, eclatante condizione perché ciò avvenga, è l’Autorizzazione alla ASL, da parte del Commissario Regionale alla Sanità, prof. Guzzanti,  e da parte del Governo, ad assumere, in deroga, personale medico, infermieristico ed ausiliario. 

LE SCRIVENTI CONSULTE PROMUOVONO UN INCONTRO, 

che si terrà nella sala teatro della ASL, in via A. Fabi, a Frosinone, lunedì, 22 marzo 2010, alle ore 17:00

per discutere insieme le iniziative da assumere per sbloccare procedure e decisioni che, finora, hanno ritardato il trasferimento provocando, ancora, disagio e sofferenza.Sono invitate a partecipare tutte le Associazioni, le Organizzazioni Sindacali, le Autorità in indirizzo, la Stampa e  le TV, facendo appello alla loro sensibilità ed al loro ruolo.

“La salute non ha colore, non ha prezzo e rappresenta il bene più prezioso della vita” 

La Consulta delle Associazioni della ASL  

Il presidente

Cav. Uff. Maddalene Murchio

La Consulta delle Associazioni del Comune di Frosinone

Presidente

Francesco Notarcola

 


by 14.03.2010 ora: 19:56 commenta leggi commenti (0)
Il teatro - circo di Guglielmo Bartoli - di Fausta Dumano

Mattatoio comunale, mercoledì 10 marzo, il tetro circo di Guglielmo Bartoli varca la scena. E’ un appuntamento atteso circolato con un tam tam nella rete e con gli sms , altre forme di pubblicità costano troppo. Guglielmo non ha certo bisogno di presentazioni , è l’artista di strada più conosciuto nel territorio , un simbolo, un mito a cui si ispirano e fanno capo le nuove generazioni. E’ un talent scout che andando in giro nelle piazze scova e mette insieme sempre nuove compagnie . Il  teatro-circo è la nuova scommessa di Guglielmo , che mette insieme i canoni del teatro  con quelli del circo. Di quest’ultimo però bandisce lo sfruttamento e la sofferenza degli animali . Uno spettacolo realistico con una semplice coreografia, un po’ di musica  e l’abilità dei corpi.  Un incredibile intreccio un uso sapiente del linguaggio del corpo sono la base e la linfa vitale di questo spettacolo. L’intreccio dei corpi degli artisti in scena senza trucchi  e senza finzione, tutto sotto gli occhi dello spettatore, che incollato sulla sedia si sente vibrare nell’aria nell’esplosione dei corpi in scena. Con il corpo parlano e con il corpo narrano la storia di quella coppia , frastornata dalla noia e dalla banalità dell’essere, la storia di un uomo e una donna nella fase acuta della loro storia , nella schizofrenia dell’incomunicabilità ampliata dal male di vivere quotidiano alla ricerca della comunicazione primitiva che si estrinseca con uno sguardo.  Uno spettacolo frutto di ore e ore di lavoro per imparare la sincronia e la contemporaneità dei movimenti per impedire di lasciar sospeso l’altro nel vuoto dello spazio. Una storia da vedere per intrecciare e ipotizzare altri scenari.


by 14.03.2010 ora: 19:45 commenta leggi commenti (0)
Una giornata surreale vissuta con i fantasmi - di Fausta Dumano

Cari naviganti di AUT vi racconto una giornata incredibile . Venerdì 12 marzo sulla mia agenda avevo segnato “sciopero della scuola manifestazione nazionale dei Cobas Scuola “. Scarpe da ginnastica macchinetta fotografica nonostante l’oscuramento della notizia da parte dei media, tanti dicenti si sono radunati a piazza Esedra . Bambini, genitori studenti in piazza per difendere la scuola pubblica , un corteo super blindato, le forze dell’ordine in tenuta ROBOCOP , un corteo animato da carta igienica , perché la scuola pubblica va a rotoli, ma quel rotolo è anche il simbolo dalla carta igienica che in molte scuole docenti e genitori sono costretti ad acquistare , perché la scuola pubblica non ha i fondi , mentre si finanzia il privato. Bandiere dei Cobas il corteo  è aperto dai precari , i lavoratori stagionali , le offerte da discount. Poche bandiere di partito, anche Rifondazione ha scelto la visibilità della piazza Cgil , c’è però il furgoncino della brigata solidarietà con le arance. Scatto foto, guardo la performance dei precari stesi a terra, fotografo l’accerchiamento  del precario che sale un gradino più alto del Ministero. Piero Bernocchi annuncia che l’adesione allo sciopero  è del 50% , in piazza le stime dicono 50 mila. Roma è paralizzata dal corteo, messo in ginocchio dallo sciopero della metro. Torno a casa accendo la TV, mi sono sognato tutto, si parla  solo di Epifani dello sciopero Cgil. Guardo le foto, informazione bugiarda oppure ho trascorso la giornata con dei fantasmi?  Il giorno dopo compro Liberazione perché sono fondamentalmente masochista e l’illuminata Repubblica.  Su Liberazione 50 mila persone meritano un rigo e mezzo all’interno dell’articolone sulla  Cgil. Ops, gurado l’illuminata Repubblica   “Epifani :  L’Italia è in ginocchio, con la Cgil un milione in piazza”. Neanche un accenno alla manifestazione della scuola dei Cobas.  Scruto bene guardo la foto, quel prof. Con il tamburo il cappello e la maschera nera con il naso a punta è del corteo che ho visto io . Si legge “cari scuola” si intravede una bandiera rossa dei Cob....., altre bandiere dove si legge una C, una con Co…., lo striscione dei comitati di base è tagliato si intravede soli “di ba…” . Alchimie dei reporter magia dell’informazione .  Ma quella foto è l’unica prova che non ho passato una giornata con i fantasmi, ma per i lettori di Repubblica della manifestazione dei Cobas non c’è traccia. Invisibili, un popolo invisibile ieri mi ha fatto compagnia .  La redattrice di AUT evidentemente ha scattato le foto sul pianeta Marte, che ha una scenografia  simile a Roma .  Questa è la sensazione che provo nel raccontare la giornata surreale di ieri……..Fantasmi, alieni armati di carta igienica, chissà dove sono finite la riprese fatte dalle telecamere, chissà dove sono finiti gli scatti fatti dai reporter di ieri. Noi di AUT siamo in controtendenza e testimoniamo la presenza di quei 50 mila fantasmi che ieri sfilavano con le note de “Il cielo è sempre più blu” di Rino Gaetano , incazzati con la Gelmini che sta scientificamente continuando l’opera di distruzione della scuola pubblica, iniziata da Berlinguer e proseguita da Fioroni.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Storiellina di fantascienza:

 

A furia di tagliare i fondi alla scuola pubblica all’unversità  e alla ricerca fra qualche decennio, diciamo nel 2080 non ci saranno più professori di storia, storia dell’arte, filosofia, letteratura, in grado di scrivere libri per le scuole. I luminari in grado di farlo sarannno pochissimi e ogni loro pubblicazione avrà costi esorbitanti assolutamente proibitive per le scuole pubbliche. Neanche su internet sarà possibile accedere a tali  rare opere didattiche  perchè queste sono relegate su siti a pagamento molto costosi. Per cui non esisteranno più libri di storia, storia dell’arte, filosofia letteratura. Nel nostro paese tali materie verranno divulgate da insegnanti precari sia d’impiego che di sapere i quali  dovranno servirsi di  informazioni obsolete tutte stipate in un vecchio cervellone a valvole appartenuto a Maria Stella Gelmini,  costruito a sua immagine e somiglianza , posto in una polverosa soffitta del minstero della pubblica distruzione . Ogni insegnante si collega, attraverso modem gracchianti e computer raccolti in discarica,  al cervellone della Gelmini e si prepara  la misera lezione da porpinare ai propri studenti. Ma un bel giorno un tristo professore dopo essersi fatto la barba accende la sua malandata attrezzatura informatica, si collega al cervellone e rimane sbigottito!!!! Con suo grande sgomento scopre che......scopre che........ Oh se non cliccate sul video non lo saprete mai cosa scopre!!!!

 

 

 

 

 

E così per anni e anni si perde tutto il sapere. Il cervellone va in tilt l’ignoranza e la barbarie si impadroniscono  della società creando il caos. Ma nel caos più totale qualcuno si accorge che la colpa di quella condizione  è delle multinazionali e  delle lobby  finanziarie che sfruttano i pochi luminari detentori del sapere, creano imperi attraverso  la commercializzazione della loro sapienza perchè ne hanno acquistato i diritti di diffusione. E quel qulcuno allora comincia ad aggregare gente pezzi di popolo affamati oltre che di cibo anche di cultura e si comincia ad assaltare i centri di potere finaizario, cercando di liberare il sapere dal giogo del mercato e renderlo di nuovo fruibile  a tutta la comunità.

E vissero tutti felici e istruiti.

 

Il commento  musicale che accompagna la clip è un combinato dei brani

“Evaporazione”  e  “Diforisma Urbano”

Eseguono gli Area in formazione allargata

 Hugh Bullen –basso elettrico

 Walter Calloni –batteria

 Patrizio Fariselli – sinth, piano elettrico

Steve Lacy –sax soprano

Demetrio Stratos- voce, organo Hammond

Ares Tavolazzi – contrabbasso

Paolo Tofani – chitarra elettrica sinth.

 

Foto di Fausta

Clip e storiellina di LUC GIRELLO


by 13.03.2010 ora: 23:47 commenta leggi commenti (0)
Passione 1820, un cappa e spada affascinante -di Fausta Dumano

Passione 1820,  Maurizio Ferrara e Franco Foschi , edizioni Sironi. La location della presentazione è il liceo classico di Frosinone, la cui struttura grazie alla vulcanica dirigente scolastica, la Professoressa Giovanna Maniccia, è un cantiere sempre in movimento, considerato che la “famigerata” saletta della biblioteca comunale è chiusa.  Ma la scelta del luogo è legata anche al fatto uni degli autori, Maurizio Ferrara, di quel liceo   è stato studente protagonista. Maurizio non ha certamente bisogno di presentazione, nato ad Alvito, ha vissuto per alcuni anni a Frosinone , poi la varietà delle sua esperienza lavorativa l’ha portato a numerosi traslochi, Amsterdam, Perugina, Stoccarda, Roma. Da una quindicina d’anni la sua vita è in bilico movimentista, da Parigi , dove svolge la sua attività di traduttore letterario e la “Prebenda” di Frosinone , dove vive la sua mamma centotreenne (103 anni) . Maurizio Ferrara ha pubblicato diversi  racconti apparsi in antologie, il suo nome è legato anche a Dacia Maraini, un romanzo “La Scala per il Cielo”. Parlare del nuovo libro di Maurizio per la redattrice di AUT non è un’impresa semplice . Sin da bambina sono stata affascinata dai racconti di questo “cugino” intellettuale, che ha una grande capacità  di affabulare  con le sue storie. L’uso sapiente del linguaggio ti cattura ogni volta, ogni incontro con Maurizio è una carica di vitalità da conservare nella valigia delle emozioni e dei ricordi da aprire nei momenti di solitudine quando la banalità della quotidianità prende il sopravvento. Passione 1820, un romanzo scritto a due mani che nasce in un modo particolare . I due scrittori si sono conosciuti leggendosi a vicenda, è nata un’amicizia virtuale, che si è poi concretizzata incontrandosi a Parigi, da lì l’idea di intrecciare le loro penne. Anche i protagonisti del libro intrecciano le loro vite . Sullo sfondo di una Roma papalina  agli inizi del Risorgimento un romanzo appassionato e travolgente che intreccia – nelle migliori tradizioni del “cappa e spada” tipico di Dumas, avventura, amore, e amicizia con tradimento, intrigo e guerra. Un romanzo storico che dovrebbe entrare nelle biblioteche scolastiche , un romanzo in cui si intrecciano i destini di personaggi avvincenti tra briganti, soldati, carbonari e calderari. Artisti romantici e donne fatali. Jean Loup Lagonnac ha vinto il Prix de Rome, questo è il motivo per cui giunge nella capitale stringendo amicizia con Ottavio di Torlonia un giovane cinico e ribelle . Negli stessi giorni uno scultore allievo del Canova è in fuga su una chiatta che trasporta marmi verso Roma. Il turbinio combinatorio  fa incrociare le vite di questi uomini nei pressi del lago di Bracciano e l’intersecazione di questa fusione dà vita ad un romanzo corale  che appassiona.  La lettura è talmente coinvolgente che il lettore è in continua tensione  per i colpi di scena  della vicenda intricata.  I cinque sensi partecipano all’unisono alla lettura “Le ombre esistono in natura e senza il chiaro solo le parti luminose non avrebbero risalto. Le donne italiane accettano di buon grado le ombre , specie quelle accanto alle gote……”. Conoscete le sassifraga ombrosa?  E’ un fiorellino gracile che in Francia chiamano DESESPOIRS DES PEINTRES, disperazione dei pittori. E’ un nome che corrisponderebbe al mio stato d’animo se voi foste di pietra e di cristallo, proprio così.


by 13.03.2010 ora: 18:32 commenta leggi commenti (1)
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